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4. Le geografie normative del PTCP

Coerentemente con il disposto della L.R. 5/95, il PTC di Siena disciplina l'intero novero delle risorse territoriali, e risulta quindi necessariamente un piano di elevata complessità, dovendo proporre, in funzione della distribuzione delle differenti risorse, una pluralità di ripartizioni spaziali cui associare le norme.

Questa complessità può divenire un limite del PTC, in quanto può ostacolarne la comprensione e dunque la condivisione dei suoi contenuti, frenando quel dialogo istituzionale che è alla base del governo unitario del territorio di cui il PTC intende farsi interprete.

In tal senso non è apparso un esercizio inutile quello di proporre, con il rilievo assicurato dalla collocazione nella Parte I della Relazione, una lettura sintetica delle principali geografie normative utilizzate dal PTCP.

La lettura che si propone di seguito non intende banalizzare nè sostituire la normativa del PTCP, ma più semplicemente fornire una chiave di lettura immediata che renda più agevole la comprensione dell'impianto propositivo nella sua interezza.

La geografia normativa della tutela degli acquiferi e delle aree esondabili (titolo I delle norme; tav. p01)

La disciplina di tutela degli acquiferi (Capo A) riguarda nel complesso il 35 % del territorio, del quale:

- un 9% ricadente in aree a vulnerabilità elevata, e dunque da assoggettare a restrizioni abbastanza severe degli usi ammissibili (2/3 delle aree a vulnerabilità elevata sono comunque coperte da boschi, e dunque a bassa trasformabilità intrinseca).

-un 26% ricadente in aree a vulnerabilità medio-alta, con disciplina molto più flessibile della precedente

Per quanto riguarda il rischio idraulico, (Capo B) il PTCP ha ripreso e sviluppato le indicazioni della DCR 230/94, confermando la sostanziale inedificabilità delle aree esondabili (dal punto di vista urbanistico: continuano ovviamente le forme di utilizzo agricolo), ferma restando la possibilità di dimostrare l'assenza del rischio (o la praticabilità di adeguare forme di messa in sicurezza).

Parimenti intrasformabili si presentano le aree che l'Autorità di Bacino dell'area ha riservato per la realizzazione di casse di laminazione delle piene.

La geografia dei sistemi e sottosistemi ambientali: i livelli di naturalità (Capo E; Tavv. P02-P03)

La disciplina del PTCP in materia di ecosistemi è formulata con riferimento a tre articolazioni spaziali differenti e complementari ovvero:

-in funzione dei sistemi e sottosistemi ambientali, gerarchicamente ordinati: tale disciplina è espressa attraverso indirizzi;

-in funzione dei livelli di qualità ambientale della vegetazione: per la prima classe di qualità ambientale (circa l'1% del territorio provinciale) è proposta una gestione esclusivamente orientata alla conservazione, mentre nella seconda classe le forme di gestione proposte non si discostano di molto dalle prescrizioni già vigenti per i boschi introducendo comunque il principio del mantenimento della funzionalità strutturale delle cenosi;

-in funzione delle caratteristiche fisionomiche della vegetazione (boschi, arbusteti, prati, etc.): quest'ultima forma di disciplina è tipologica (ovvero legata al riconoscimento a scala di dettaglio, nei piani strutturali, di ciascuna formazione) e dunque non possiede una cartografia di piano che ne indichi i luoghi di applicazione.

La trasformabilità delle aree protette è ovviamente disciplinata dal regolamento ex L.R. 59/94: il PTCP evidenzia anche i siti di interesse comunitario (SIC) nazionale (SIN) e regionale (SIR), indicandoli, congiuntamente alle aree di elevato livello di qualità ambientale cui si è accennato in precedenza, come aree privilegiate per l'istituzione di nuove aree protette.

La geografia della disciplina di area vasta del paesaggio: unità e tipi di paesaggio (Titolo III, Capo I delle Norme; Tav. P04)

La disciplina è espressa con riferimento a due articolazioni spaziali differenti e complementari:

-la geografia derivante dal riconoscimento delle Unità di paesaggio (16 in tutto), intese come aggregazioni di Tipi di paesaggi diversi ma aventi matrice comune: ambiti complessi che il PTCP ritiene tuttavia debbano essere oggetto di politiche unitarie di gestione del paesaggio.

-la geografia derivante dal riconoscimento dei Tipi di paesaggio ricorrenti nel contesto senese e dunque presenti in differenti unità di paesaggio. I tipi di paesaggi sono 18, descritti sinteticamente nell'abaco allegato alla Tavola;

La disciplina di area vasta del paesaggio è espressa quasi esclusivamente tramite indirizzi di gestione.

La geografia della disciplina puntuale del paesaggio (Capi L e M delle Norme; Tav. P05-P08)

La geografia della disciplina puntuale è disegnata nelle Tavole P05-P08 di piano, restituite in scala 1:50.000 ma contenenti informazioni acquisite in scala 1:25.000/1:10.000.

Gli oggetti della disciplina puntuale del paesaggio sono:

-le aree di pertinenza dei centri urbani di cui si propone una trasformabilità attenta alla razionalità dello sviluppo delle reti ed alle preesistenze del paesaggio agrario (Capo L), cartografate sulla base dei perimetri 1:10.000 riportati negli "Atlanti comunali" (scheda C)

-le aree di pertinenza degli aggregati talvolta oggetto di una proposta di gestione consistente nella sostanziale inedificabilità (Capo L), proposta comunque da specificare attraverso apposita disciplina comunale. Tali aree sono cartografate sulla base dei perimetri 1:10.000 contenuti negli "Atlanti comunali, schede "A".

-le aree di pertinenza degli edifici extraurbani di pregio, per le quali viene generalmente proposta una forma di gestione consistente nella inedificabilità, comunque da specificare attraverso una apposita disciplina da parte dei Comuni; (Capo L delle norme: Atlanti comunali, Schede "V" ed "ES");

-le emergenze del paesaggio agrario, classificate in funzione della tessitura agraria: per ciascuna tipologia di emergenza vengono proposte regole di gestione;